di Enrico Turchi |
Andrebbe letto come prefisso rafforzativo e non come parte di un aggettivo qualificativo il primo stralcio del titolo che introduce alla mostra STRAVOLTI – ritratti disidentici di Federico Lombardo presso la sala ipogea della Biblioteca di Castelnuovo Rangone, in provincia di Modena, visitabile fino al 2 marzo 2025. Uno stra- che deriva dal latino extra, indicando perlopiù una condizione eccezionale o in qualche modo esterna, e che andrebbe oggi forse tradotto più propriamente con iper-, seguito dal sostantivo plurale. E se volti derivasse invece dall’aggettivo vòlti del verbo volgere, dove stravòlgere significa volgere storcendo, allontanare dalla normale posizione conosciuta?
Un breve ripasso di grammatica che si rende in effetti necessario, in base al contesto attuale, nel riflesso che dà sui volti di Lombardo la nuova impressione della modernità, costantemente immersa nel tentativo di definirsi e riadattarsi alle condizioni sempre mutevoli che l’innovazione tecnologica sembra imprimere sul corpo, e quindi nel ritratto, dell’uomo contemporaneo. L’apparente immobilità delle pose con cui ci fissano questi occhi risponde a una concezione dell’opera in realtà piuttosto variegata e plurale, in cui l’acquerello sembra ben riuscire ad amalgamarsi a una complessa tecnica di disegno che ha origine da una matrice digitale, poi integrata con interventi manuali in alcuni dettagli fisiognomici sulle figure. Una serie di ritratti che per l’esposizione di Castelnuovo sono disposti alternativamente sui due lati delle pareti all’interno della galleria ipogea, dividendosi tra il grande formato dei volti di matrice digitale, e i più piccoli acquerelli “puri” di cui viene presentato un campionario in base all’archivio storico della produzione artistica di Lombardo.
La mostra, curata da Marcello Bertolla, Fabrizio Bonvicini e Alessandro Mescoli in collaborazione con l’associazione Ricognizioni sull’Arte, è corredata dalla pubblicazione di un libro d’artista edito da Cichinobrigante. La ricerca dell’autore intorno alla rappresentazione del volto, parte da modelli storici tratti dalle raffigurazioni di Giotto, Leonardo da Vinci e Antonello da Messina, e approda quindi al digitale intorno agli anni dieci del 2000. Una contrapposizione nata tra la sfumatura imprevedibile, sfuggente e liquida del colore, e un disegno dai tratti netti e scultorei, una sorta di incisione propria dell’atto non analogico, che collima nell’idea di «assorbire in modo alchemico le conseguenze» della rivoluzione digitale.
In fondo, con buona pace dell’iperrealismo, si dichiara la convinzione che «l’uomo non sia pienamente inquadrabile né rappresentabile nelle sue sembianze fisiche». L’approdo resta sostanzialmente illusorio e la tensione verso una copia perfetta del reale una chimera, mentre il volto non esprime che la forma camaleontica e instabile della sua più prossima interiorità. Una pittura immateriale che si concentra sulla fragilità dei soggetti di cui si cerca così inaspettatamente di trascendere la semplice, magra e apparente fisicità. Un dualismo che risalta piuttosto nei ritratti di stampo digitale, mentre gli acquerelli più piccoli sembrano ancora conservare un’aria di pur concisa vitalità, dove la fissità quasi inumana di sguardi e tratti fisiognomici sembra andare verso le forme di espressione di una realtà aumentata. Personaggi che emergono dalla stessa uncanny valley, o valle del perturbante, dove l’ormai assodata familiarità con l’immaginario ipertecnologico si esercita proprio in quello «spazio intermedio tra ciò che appare affascinante perché palesemente artificiale e l’attrazione e la tranquillità garantite da ciò che invece si confonde perfettamente con l’umano¹».
Un viaggio tra inventario e serialità di volti che si fanno corpo per esteso, lo stesso su cui la contemporaneità investe i suoi dubbi alla luce dell’impatto che potrà rappresentare sulla persona il potenziamento delle condizioni di stato fornito dalle nuove tecnologie. La ricerca di Lombardo si situa così appieno all’interno dei più accesi risvolti sul dibattito attuale, almeno finché la realtà non superi la finzione, o la finzione non avrà totalmente racchiuso, rigirato e sconvolto la nostra stessa “vera” realtà.
¹Cfr. A. Alfieri; C. Gargiuli, PERTURBANTE POSTMODERNO. Immagini inquietanti nella comunicazione e nell’arte del XXI secolo, Ragas Edizioni, Roma 2022, p. 28.
Dall’alto: STRAVOLTI – ritratti disidentici, Federico Lombardo nel corso dell’allestimento, photo credit Fabrizio Bonvicini. Federico Lombardo, volto 8, pittura digitale e acquerello su carta, credit l’artista. Federico Lombardo, volto 26, pittura digitale e acquerello su carta, credit l’artista.