TURI SIMETI. Opere 1961 – 2017

MARCA, Catanzaro

di Gregorio Raspa

Turi Simeti è tra quegli artisti che, sin dai primi anni Sessanta del secolo scorso, ha aderito ad un’idea di rinnovamento della pittura, seguendo le linee teoriche già tracciate nel decennio precedente da Lucio Fontana e condividendo il rigore operativo di autori a lui coevi come Paolo Scheggi, Enrico Castellani e Agostino Bonalumi. In queste settimane – e fino al 24 novembre – il MARCA di Catanzaro rende omaggio all’ottantottenne artista siciliano con la mostra TURI SIMETI. Opere 1961 – 2017, in cui viene proposta un’ampia antologia di lavori realizzati nel corso di una lunga e prestigiosa carriera. Nell’ambito del più ampio percorso di ricerca accennato in apertura, la peculiarità del contributo offerto da Simeti è senz’altro da ricercare nella natura segnica della sua indagine, culminata nella codificazione dell’ovale, la forma iconica posta alla base del suo linguaggio compositivo. L’ovale è infatti l’elemento che, forse più di ogni altro, conferisce all’opera di Simeti una precisa identità pittorica. Esso rappresenta l’entità distintiva di una poetica basata sulla reiterazione del gesto e la declinazione continua di una forma unica ed universale. Nelle opere di questo artista le sagome ovoidali si susseguono sulla superficie dipinta secondo scansioni ritmiche variabili, suggeritrici di una mobilità incline alle più svariate interpretazioni. Innumerevoli, in tal senso, sono le corrispondenze visive e concettuali che una tale forma – simbolicamente autosufficiente – nel tempo ha stimolato. Molte letture critiche dell’opera di Simeti hanno avvicinato l’ovale a dimensioni più complesse ed astratte, in grado di evocare fenomeni fisici, filosofici, geometrici e addirittura mistici, suggestioni indotte dall’intrinseca versatilità della figura in esame. Del resto, l’ovale è un dispositivo che allude al movimento, che suggerisce vitalità e variazione. Esso contiene in sé più forme possibili, abbraccia l’idea di una struttura in evoluzione, per sua natura predisposta al cambiamento.

L’importanza dell’ovale nel lavoro di Simeti appare tanto più evidente in tutte quelle opere in cui la superficie monocroma del quadro è solcata da un solo elemento estroflesso, posto in evidenza al pari di un inconfondibile marchio di fabbrica. E sono diversi gli esemplari dotati di una simile caratteristica anche tra quelli presenti nella mostra di Catanzaro, a partire dalla piccola e preziosa tela Un ovale giallo del 1968. Pur tracciando diagonali, formazioni simmetriche o ribaltamenti speculari, il segno iconico di Simeti mette in luce un’intima libertà compositiva, raramente costretta in schemi predefiniti o in strutture eccessivamente programmate. La disposizione delle forme estroflesse segue un andamento ordinato, privo di rigidità. Simeti, in fondo, non ha mai manifestato attenzione verso il mero aspetto percettivo della composizione, basato sull’utilizzo combinatorio della geometria e sulla sua sterile esibizione. Piuttosto, egli ha sempre dimostrato interesse per l’interazione dell’opera con lo spazio circostante, intendendo con quest’ultimo anche quello che si estende ben al di fuori del perimetro dell’opera, abitualmente valicato dai corpi posti in rilievo. Attraverso un’attenta analisi pittorica dell’intero repertorio di questo artista, l’esposizione di Catanzaro ricostruisce l’evoluzione della forma ovale nel lavoro di Simeti partendo da un nucleo significativo di lavori degli anni Sessanta e Settanta – in cui la configurazione segnica in oggetto compare, anche solo in nuce, come idea progettuale o come incerto e primitivo esito sperimentale – fino a giungere ai più recenti esemplari di una produzione oramai orientata verso le grandi dimensioni.

Tra i meriti della mostra del MARCA va poi riconosciuto quello di porre in evidenza il valore – non solo formale – assunto nell’opera di Simeti dall’utilizzo di un colore monovalente, steso in maniera uniforme sulla tela con il precipuo scopo di donare profondità ed ampiezza alla composizione. Il monocromo – privo di incidenti o variazioni tonali – permette al supporto di accogliere la luce, valorizzare le estroflessioni e favorire il bilanciamento delle ombre. Tale aspetto è assolutamente centrale in un lavoro, come quello in rassegna, in cui il dinamismo dell’epidermide pittorica appare potenziato grazie al contrasto netto tra l’omogeneità cromatica della tela e la forma prominente dell’ovale. Così, anche quando sperimenta nuove soluzioni, l’artista di Alcamo non rinuncia alla purezza originaria delle sue scelte, operate con lo stesso rigore pure in alcuni esemplari più recenti in cui abbandona il monocromo per far spazio alla bicromia – come nell’emblematica opera 5 ovali blu e neri (2016) presente in esposizione. Per enfatizzare simili aspetti – ed altri non citati in questa sede -, l’allestimento della mostra catanzarese propone la successione nelle sale di indipendenti “stazioni” di colore, contrappone l’autonomia degli ambienti alla continuità del segno, costruisce un percorso in cui la variabilità della composizione valorizza l’elemento dell’unitarietà cromatica.

Dall’alto: 4 OVALI ROSSI, 2010. Acrilico su tela sagomata, 120×150 cm. UN OVALE COLOR SABBIA 2016. Acrilico su tela sagomata, 30×30 cm. 5 OVALI BLU E NERI, 2016. Acrilico su tela sagomata, 120×150 cm. Per tutte courtesy Archivio Turi Simeti.

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