TRAME DELLA MEMORIA

Chiharu Shiota

di Maria Chiara Wang

Avvolti da una fitta tessitura di fili, immersi nel silenzio di in una dimensione che annulla lo spazio e il tempo, all’interno delle installazioni di Chiharu Shiota si avverte solo il proprio respiro e il quieto fluire dei ricordi. La mano dell’artista, come in un lento rituale giapponese, annoda la rete che racchiude in sé i simboli della memoria; un groviglio di oggetti simbolici che rimandano a episodi di vita vissuta rendendoli così tangibili, visibili e concreti. Archivio, quindi, come antidoto alla transitorietà e all’oblio e come affermazione della propria identità. Le opere di Chiharu Shiota trasmettono un senso di solitudine e di malinconia forse perché nascondono in sé la paura della perdita, dell’assenza, della morte. Il vuoto viene saturato attraverso l’intreccio di fili di lana e colmato di cimeli; lo spazio così riconfigurato, avvolgendo lo spettatore, diventa rassicurante e protettivo e – di rimando – il fruitore dell’opera instaura una relazione fisica con l’ambiente in cui si trova e il suo corpo diventa co-protagonista dell’installazione. Chiharu Shiota narra per immagini le storie di gente comune, persone conosciute e sconosciuti con cui instaura, tramite gli oggetti donati, un intimo legame emotivo. L’artista giapponese sembra cristallizzare il tempo, ma il ‘qui e ora’ dell’opera si espande e si dilata nell’Io interiore di chi esperisce le sue opere grazie al potere evocativo ed epifanico degli oggetti imprigionati nel telaio delle sue composizioni. In queste installazioni c’è tutta la pacatezza, la calma, la tranquillità, la delicatezza tipiche della cultura nipponica. Un’esperienza immersiva tra l’onirico e il meditativo, che in maniera catartica, libera i fantasmi dell’inconscio.

Exhibition view at Open Art Biennale, 2017, Örebrö, Sweden, photo by Sofia Isaaksson.

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